Ripartire da noi allenando la resilienza

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“La resilienza non significa superare ma diventare.” Sherry Mandell

Di cosa parliamo quando parliamo di resilienza?

Una delle parole che ho più spesso sentito usare è “resilienza”, sembra il rimedio per tutti i mali e l’unico strumento in grado di risolvere tutti i nostri problemi.

Ma come il più delle volte succede la parola in se è una scatola vuota, un’etichetta sotto cui un po’ a caso rientra questo o quello con poco approfondimento e soprattutto con nessuna utilità pratica.

Come forse ormai sapete io sono una persona pratica, legata al fare e alle cose concrete quindi prima di tutto, cosa vuol dire resilienza?

resiliènza s. f. [der. di resiliente]

1. Nella tecnologia dei materiali, la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto.

2. Nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale.

3. In psicologia, la capacità di reagire di fronte a traumi e difficoltà.

Resilienti si nasce o si diventa?

Nelle chiacchiere da bar che ruotano intorno alla resilienza una delle cose che non si dice è, secondo me, la più importante: la resilienza si può imparare e perché sia uno strumento efficace va allenata!

Nel mio lavoro sono in contatto con atleti che hanno fatto di uno sport la loro professione, tutti passano buona parte del loro tempo ad allenarsi, per affinare la tecnica, per migliorarsi, per superare i loro limiti o anche solo per mantenere intatto nel tempo il loro livello. E questo è quello che tutti noi immaginiamo quando pensiamo a un atleta professionista, a prescindere da quale sia la sua disciplina.

Quello che però in pochi considerano è quanto conti l’allenamento mentale per cimentarsi con un’impresa sportiva:

saper padroneggiare la resilienza, e saperla tirare fuori quando serve è fondamentale per un atleta di livello, così come è fondamentale saper rimanere lucidi sotto pressione e saper gestire improvvise e inaspettate situazioni stressanti.

Ebbene sì, così come i muscoli, i riflessi, e la tecnica anche la mente può essere allenata e anche la resilienza e la capacità di gestire lo stress possono essere migliorate e affinate.

Questo però è solo un tassello del puzzle e di per se non ci tira fuori da un momento difficile, per capire come si usa lo strumento della resilienza dobbiamo fare ancora un pochino di strada insieme 😉

Le caratteristiche della resilienza: perché essere resilienti non è essere resistenti

Arrivati a questo punto c’è il rischio di fare confusione però, quindi attenzione!

L’errore più comune quando si decide di allenare la nostra resilienza è scambiarla per resistenza e a testa bassa sforzarci e costringerci a stringere i denti, a sopportare, a mandare giù rospi o situazioni sgradevoli pensando che se riusciamo a sopravvivere è perché abbiamo finalmente imparato la resilienza.

Niente di più sbagliato!

La resilienza è uno strumento per vivere bene,

non per sopravvivere.

Questa è la principale differenza tra resistenza e resilienza:

un materiale resistente è solido e può resistere a una forte pressione, può parare colpi anche molto violenti ma a un certo punto si spezzerà. 

Un materiale resiliente si piega, accusa il colpo, cade… ma poi è bravo a rialzarsi, a riprendere la sua forma e difficilmente si spezzerà.

Se vuoi approfondire puoi leggere “E se l’ornitorinco cade in una buca?” 👉 LINK

Essere persone resilienti vuol dire essere persone che sanno attraversare la fatica, non resistergli, non tenerla a distanza ma viverla, a testa alta!

Il primo passo per allenare la resilienza è scoprire le nostre passioni

Torniamo un attimo nel mondo degli sportivi professionisti, quello che ho imparato e osservato negli anni è che la grande capacità di resilienza che molti di loro hanno nasce ed è alimentata dal fatto che amano profondamente quello che fanno.

Ed è partendo da qui che ho capito una cosa che è stata per me una vera e propria rivelazione: se amo quello che faccio, lo faccio meglio; se il mio lavoro mi appassiona quasi non mi accorgo che sto lavorando… ovvio? Forse, ma secondo me ogni tanto riflettere sulle cose ovvie è una buona pratica.

Pensateci:

la passione è il nostro motore principale, quando siamo spinti dalla passione difficilmente ci lasciamo fermare dalle difficoltà o percepiamo come insormontabile la fatica e lo stress.  In un momento storico che ci mette di fronte sfide e scenari inediti prendere consapevolezza di questa piccola grande verità può essere di grande aiuto, può darci ossigeno e può diventare stimolo per darsi obbiettivi utili sia sul breve che sul lungo periodo.

Quindi: primo passo guardarci dentro e ripartire da ciò che ci appassiona davvero. Quando cadiamo o quando abbiamo poche energie la cosa più importante per rialzarsi e ritrovare l’equilibrio è ripartire da noi stessi.

Prendiamoci un momento allora, per capire che quando le cose non vanno, quando ci troviamo bloccati o con davanti un ostacolo o una difficoltà il modo più efficacie di reagire non è fuori da noi, ma dentro di noi. Non sentiamo come tempo “sprecato” il tempo necessario a fare chiarezza prima di tutto con noi stessi, concediamoci il tempo necessario per centrarci quando ci sentiamo persi, ripartiamo da ciò che davvero per noi è importante.

Ripartiamo da ciò che ci appassiona perché in questo modo sarà molto più facile accedere a tutte quelle risorse e quegli strumenti che abbiamo accumulato dentro di noi negli anni.

Diamoci obbiettivi grandi o piccoli che siano, che possano alimentare in noi il fuoco della motivazione e della speranza e costruiamo con i mattoncini delle nostre passioni la strada che ci porterà, un passo dopo l’altro, a camminare a testa alta nel mondo.

Buon allenamento della resilienza a tutti voi!

Per approfondire

Motivazione e resilienza del singolo & senso di appartenenza e condivisione: la ricetta perfetta per rendere smart un team di lavoro 👉 LINK