Due Supereroine in vetta con Simone: Barbara e Teresa

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[Ad un anno esatto dalla celebrazione della vetta insieme alla famiglia e a tutti gli amici.]

La prima vetta invernale del Nanga Parbat (26 febbraio 2016) è stata un’impresa storica. Simone Moro ha riconfermato la sua unicità di alpinista delle scalate invernali, “Il leone dell’inverno” il titolo dedicatogli in prima pagina dalla Gazzetta dello Sport il giorno dopo la vetta. Insieme a lui, Alex Txicon e Alì Sadpara hanno coronato il sogno della loro prima invernale, e Tamara Lunger si è fatta conoscere al mondo come un’alpinista non solo capace di scalate estreme ma anche di grandi e coraggiose rinunce.

Anche il dietro le quinte è stato epico tanto quanto il “palcoscenico”.

La lunga attesa di una finestra di bel tempo, gli inconvenienti e i cambi di programma, e poi la salita, senza notizie, solo immaginata, con il fiato sospeso.  Solo che da questa parte il tutto è stato vissuto al caldo ☺ e in una sorta di quotidiana normalità.

Nel post progetto sono stati raccolti sicuramente i frutti non solo di un successo da un punto di vista alpinistico, evidente (erano 30 anni che gli alpinisti provavano a scalare la montagna in inverno), non solo delle decisioni strategiche di comunicazione prese per questo specifico progetto (si era deciso di non comunicare live), ma anche del lavoro fatto negli ultimi 5 anni, sperimentando strumenti, come per esempio quelli digital, permettendo di far conoscere le imprese alpinistiche al di fuori della nicchia e che hanno creato il terreno fertile per accogliere l’enorme interesse mediatico che l’impresa ha generato.  Il ritorno, entusiasmante, è stato un duro lavoro che ha avuto un picco di lunga durata, un paio di mesi.

In quei mesi ricevetti un sacco di complimenti, e ammetto che solo sentendoli mi resi conto che era la prima volta che accadeva, anche se quel tipo di lavoro l’avevo fatto tante altre volte.  Un successo indiscusso che ha illuminato a giorno anche il dietro le quinte.  E’ stato un piacere enorme sentirli i complimenti, ovvio!

Un complimento, “dietro un grande uomo, c’è una grande donna”, ha invece scatenato delle riflessioni.

E’ bello, mi piace, e non sono mai stata fan del gruppo di femmine che lo considera sminuente, anzi! Ma mi risuonava un po’ “nì” e solo poi ho capito perché:

“DIETRO UN GRANDE UOMO C’E’ UNA BELLA SQUADRA DI FORTI DONNE!” 

E non perché una donna da sola non ce la possa fare, ma perché le donne, se e quando vogliono, insieme sanno essere INVINCIBILI!

Nel caso di Simone Moro, due sono le donne in prima fila alle quali dedicare la standing ovation.

La moglie Barbara, che è un mondo di forza, resistenza e dolcezza.

Chi di voi ha provato a stare 3 mesi di fila lontano dal compagno a gestire figli, casa, lavoro, e tutto quanto ci passi sopra, sotto e attraverso, nella normale quotidianità e con gli scontati inconvenienti? Eh sì perché in 3 mesi qualcosa accade per forza!  Sempre mantenendo saldo un certo livello di autocontrollo, sapendolo e pensandolo in una situazione estrema.

Autocontrollo che per forza si auto-genera e che ha pochi momenti di conferma, perché gli spazi per condividere ciò che accade laggiù in quel posto remoto e … , non sono così tanti e si va per forza di sintesi. E il sospetto che magari, nel caso di problemi, non ti vengano detti, qualche volta rimane.

Di più sono i momenti in cui grattarsi ansia e preoccupazioni in solitudine senza farle passare al compagno. La tecnologia aiuta sicuramente ora, tra what’s up, social, skype, ma è pur sempre una comunicazione surrogata.

L’altra è la mamma Teresa che prega prega prega! e accende ceri.

E io quando le parlo, non la penso solo ora che prega per un figlio di 48 anni. La immagino quando suo figlio era adolescente, e magari le diceva che andava a scuola e invece andava ad arrampicare (che ne so, sarà capitato!). E quando è partito per la sua prima spedizione?!? Chissà cosa avrà provato! Povera Teresa.

Ecco, loro per Simone (mi permetto) e per me sono importantissime. Abbiamo creato un filo diretto per comunicarci quello che sappiamo del CB o della vetta o della discesa, ma sappiamo anche che è tanto importante usare quel filo diretto per raccontarsi cavolate, “la gara che Jonas (il figlio e nipote) ha vinto” o “come va con la dieta (la mia)?” e per condividere apertamente anche i pensieri più intimi.

Ci sono momenti in cui vivi un’ansia che non dici neanche a te stessa. E la relazione, il fluire della chiacchiera, il passo in più nella condivisione, da modo di sfogare senza sfogare.

Perché è prima di tutto con un totale autocontrollo, qui sul pianeta terra, che noi pensiamo di fare la differenza per i Supereroi lì!

Che cosa ne nasce?

“PIU’ CHE UN FANTASTICO TEAM DI LAVORO, UN’ALTRA FAMIGLIA. TESTATA IN CONDIZIONI ESTREME!”